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La Cantina sociale Viticoltori in Avio Il territorio vitivinicolo della Cantina sociale di Avio si allarga lungo il corso dell’Adige, segue le sue anse e le sue curve coperte dei vigneti della bassa Vallagarina trentina e veneta, arriva fino alla Chiusa di Verona e ai pendii del Monte Baldo meridionale. La Cantina sociale è stata fondata nel 1957 ad Avio da un gruppo di contadini coraggiosi che erano stanchi di portare la loro uva ai cantinieri del posto, dei privati che li tenevano nell’incertezza della consegna fino a vendemmia avviata. Col tempo l’azienda si è ingrandita e rafforzata, ultimamente ai soci trentini si sono aggregati quelli veneti e ora la Cantina è formata da 500 viticoltori che consentono la produzione media annuale di 100.000 ettolitri di vino di alta qualità. Negli ultimi anni il vecchio edificio è stato ristrutturato e totalmente rinnovato. In esso trova spazio un "punto vendita" con un vasto assortimento di prodotti, tra i quali spicca l’Enantio, un vino ricavato dall’omonimo vigneto autoctono, un tempo chiamato “lambrusco a foglia frastagliata” o “ambrusca”. ![]() La Cantina sociale Viticoltori in Avio - foto di Flavio Rudari ![]() La Cantina sociale Viticoltori in Avio ![]() L'interno della Cantina sociale Viticoltori in Avio - foto archivio Osiride ![]() Lo spaccio della Cantina sociale Viticoltori in Avio - foto archivio Osiride “Bondì siór, gavería na partía de úa bona da portarve…”, disse il vecchio stringendo la falda del cappello con entrambe le mani. “Tutti in questi giorni hanno uva buona da consegnarmi, tutti…”. Il proprietario della cantina se nestava appoggiato allo stipite del portone del suo palazzo, guardava davanti a sé e intanto fumava un grosso sigaro dalla brace rovente. Dall’espressione del viso pareva arrabbiato, ma dentro di sé era contento, le cose si stavano mettendo bene. Come ogni anno del resto. “L’è merlot bom, l’è come el zucher”, il contadino teneva gli occhi bassi per non irritare la persona che aveva davanti e che sembrava neanche vederlo, “nó ghe né en giro de pu dolz…”L’uomo tirò le labbra in un sorriso che pareva forzato, spostò in avanti la mano e guardò il sigaro che stringeva tra le dita, poi con l’unghia del mignolo sfiorò la cenere che si ruppe in tante briciole leggere più dell’aria. “Tutti dicono così, tutti hanno l’uva migliore della valle. ”Il contadino ingoiò a vuoto, aveva la bocca secca e sentiva un leggero ronzionelle orecchie. Girò il cappello tra le dita e scosse la testa, era preoccupato, le cose non stavano andando come aveva sperato. “V’ho portà l’úa anca i altri ani e se sempre sta content…”, si tolse il fazzoletto dalla tasca e se lo passò lungo la nuca, era ottobre ma faceva ancora caldo. “Sì, ma quest’anno ne ho fin troppa di uva, cercati qualcun altro a cui portarla.” Quel pomeriggio era la terza volta che ripeteva la stessa storia, ormai conosceva la parte a memoria. “Ma l’è maúra, se nó la tolém zo subit la diventa marza…” Non voleva insistere, era già fin troppo umiliante tenere gli occhi fissi sui bottoni della sua giacca.“E allora cosa vuoi che ti dica…, portala qui, a me non serve, ma qualcosa ne farò…” “Grazie, siór, grazie…”, adesso veniva la parte più difficile, la peggiore, “e còssa me dé al quintal ‘sta volta?” “Ah…, questo proprio non lo so, tu intanto portala in cantina, poi vedremo, ti darò quello che danno gli altri…”, disse l’uomo prima di girarsi e rientrare in casa. Il vecchio era rimasto all’esterno, si era messo il cappello in testa, poi si era toccato il naso per togliersi qualcosa che intravedeva sulla punta. Sembrava polvere, ma era solo una briciola di cenere grigia. Da Pergole, di Luisa Pachera, Edizioni Osiride |
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Cantina Sociale di Avio: Via Dante, 14 - 38063 Avio (Tn) - Tel. 0464 684008 - Fax 0464 684921 info@viticoltoriinavio.it | © osiride |
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